Il nostro ultimo Bacio 24-09-2023

Era sabato 9 maggio del 2014, quando siamo andati a prendere Zoe, erano circa le 19

Tremante di paura, in braccio a Matteo, abbiamo trascorso quei km che ci riportavano a casa, verso una nuova vita insieme, tutti e 5 (io Chiara Matteo ed Anna più Lei).

Zoe, che avevamo aspettato già prima che nascesse, che abbiamo festeggiato appena giunta alla vita nella notte tra il 14 ed il 15 marzo 2014, che abbiamo scelto in maniera fulminea con suo collare giallo, era il nostro piccolo Angelo focato, e doveva (cosa che in effetti ha fatto) segnare un punto di svolta dopo un periodo davvero difficile costellato di lutti tremendi.

Fece il suo primo miracolo, inconsapevole e pura come solo un cane può essere, riportando gioia e serenità nella nostra famiglia.

Il mio lavoro in quegli anni mi consentiva di dedicare tantissimo tempo a quel SOGNO di cane, atteso per tutta una vita (il primo libro sul Dobermann che ho comprato è del 1982!): giorno per giorno abbiamo costruito un rapporto impossibile da descrivere a parole.

Zoe è diventata da subito la nostra terza figlia, pur lasciandole il sacrosanto dritto di essere trattata non da essere umano essendo un cane, pur restando nello stesso “contenitore affettivo” in cui stavano gli altri due figli. Zoe è crescita con loro e gli ha insegnato il rispetto e l’empatia per gli animali: li ha cambiati (in meglio) per sempre!

Con i ragazzi si capiva e si scambiava tenerezze come solo i familiari stretti fanno.

Abbiamo trascorso  TUTTI i giorni assieme: MAI, nemmeno per 1 giorno, ha dormito lontano dalla sua famiglia.
Mai.
Vacanze, impegni, scampagnate … tenevano sempre conto della sua presenza.

Ammetto di essere stato forse un pò “morboso” sin da subito: sono sempre stato più apprensivo ed “ipocondriaco” con Zoe che con qualunque altro membro della famiglia.

Per tutta la sua vita ho sempre temuto di perderla, tanto era importante e preziosa per me: Lottavo costantemente con la paura che si ammalasse e mi lasciasse solo privo della sua presenza ormai divenuta “indispensabile”.

Ovviamente sapevo benissimo he la vita di un cane è più breve di quella di un uomo; un giorno (che continuavo ad augurarmi fosse lontanissimo) avrei dovuto lasciarla nel passato e proseguire la mia vita senza di lei.
Ma questo pensiero tremendo e terrorizzante cercavo di esorcizzarlo in ogni modo!

Forse, essendo il tempo solo una illusione, sentivo già che non sarei mai stato pronto a lasciarla andare.

Da Zoe  ho imparato il valore di godersi il momento, ad assaporare e vivere gli istanti trascorsi insieme, a gioire nel rivedersi la sera come se fosse l’unica cosa importante della giornata, a scrollarsi di dosso la frustrazione ed il rancore dopo ogni diverbio gioendo della pace fatta come se nulla fosse accaduto, a trovare importante con chi sei e non dove sei…

Mi ha insegnato il “canese” e lei ha imparato un po l’ “umanese”: sapeva i nostri nomi, sapeva “sorridere”, conosceva benissimo le parole che per lei erano gioia (mangiare uscire giocare… ), ha imparato le nostre abitudini, ed ha imparato a compiacere le nostre esigenze.

Mai un ringhio fuori posto, mai un comportamento ostile con un ospite accolto in casa, nessuno dopo 10 minuti aveva più paura di quel cane possente e fiero che si aggirava per casa roteando la coda e portando in dono ciabatte o tappeti come se fosse il gesto di benvenuto più cordiale: se qualcuno piaceva a noi allora piaceva a lei.

Il cane perfetto.

Abbiamo trascorso tutti i giorni che abbiamo avuto a disposizione assieme (letteralmente, tranne forse una decina).

Ogni giorno andavamo al parco, e lei preferiva giocare con me che con gli altri cani: uno sguardo  che diceva tutto, che mi  entrava dentro.
Non credo che nessuno al mondo possa volermi cosi bene come lei!

Penso che credesse fossi Dio in persona: ero la cosa più bella, potente e preziosa che esisteva.

Oggi credo che lei avessa una missione ulteriore rispetto quella di insegnarci a vivere: doveva  farmi accettare lo scorrere la vita, senza timore, perché è quello che siamo chiamati ad imparare.

La vita scorre come un fiume in cui dobbiamo imparare a nuotare facendo in modo che l’acqua ci scorra attorno, godendo delle cose che la corrente ci porta perché servono ad insegnarci SEMPRE qualcosa.

Tentare di fermarla non è solo impossibile ma anche fonte di dolore inutile data l’impossibilità di trattenerne anche solo un po tra le dita.
Anche mettendo una “Diga” a frenare il fiume non farà altro che creare un lago stagnante che prima o poi tracimera seminando distruzione.

La vita dovrebbe insegnarci il “non attaccamento”, perché tentare di fermarla nel suo divenire incessante crea solo frustrazione e paura.
Forse era quello che Zoe era venuta ad insegnarmi.

Infatti…

Non era la prima volta che mi capitava di preoccuparmi per la sua salute (una volta  nel 2019 fu operata alle mammelle ma la cosa si era risolta bene): a gennaio 2023 ebbe uno strano episodio di Polidispia (quando il cane beve troppo) post calore, associato a de le secrezioni “intime”, ma il problema rientrò spontaneamente in pochi  di giorni e siccome dalle analisi fatte non risulta assolutamente nulla di anomalo liquidammo la cosa come un episodio ormonale di un cane integro ormai prossimo alla vecchiaia (aveva quasi nove anni ormai…).

Quando la cosa si è ripetuta, simmetrica, ad agosto 2023 al ritorno dalla vacanza insieme ho pensato fosse lo stesso problema di 7 mesi prima.
Nuovamente monitorai la situazione (con la mia solita maniacalità, quando si trattava di Zoe) con tanto di grafici e e rilevamenti degni di uno studio scientifico.

Inizialmente pareva replicarsi la situazione di gennaio e ci avviavamo verso una risoluzione spontanea.

Improvvisamente il 6 settembre (circa 1 mese dopo) il disturbo “della sete” inizia riproporsi con veemenza.

Il 7 settembre, un giovedì, a tarda serata, sembra stare malissimo con addome gonfio e difficolta deambulative.

Corsa sfrenata ad un pronto soccorso veterinario: forse una dilatazione di stomaco ed una infiammazione uterina (sospetto di Piometra) che andrebbe indagata ed eventualmente operata; antiinfiammatorio, flebo di liquidi e Zoe torna a casa un pochino meglio con l’apputamento per una valutazione chirurgica per il giorno dopo.

L’indomani, nella clinica ove era già stata operata 4 anni prima, si cerca la causa: da subito emerge non essere di natura uterina.
Non c’e nulla di acuto da operare ma sorgono sospetti inquietanti per questo gonfiore addominale

Un paio di giorni di visite (e centinaia di km per rivolgersi a vari veterinari) e scopriamo che ha un versamento “in”bicamerale”, in addome ed ai polmoni, compatibile con una forma neoplastica, di cui però non c’e ancora certezza (anche perché  nessun altro parametro, ne organo, da segni di malattia: cuore perfetto, organi tutti nei limiti, analisi senza segni di squilibri evidenti soprattutto per un cane di 9 anni e mezzo, nemmeno un linfonodo ingrossato… niente altro che questo versamento)

Da sottolineare che nonostante non fosse al 100% era in un discreto stato di forma fisica: mentre attendevamo la visita ecografica, con tanto di referto della prima visita in cuie era stata definita “cane geriatrico”, Zoe ha avuto la bella pensata di prendersi gioco della definizione prendendo al volo un piccione al parco: “Geriatrici sarete voi!

Purtroppo però, pur senza la prova certa, pur senza un “nome” della malattia (anche l’analisi del liquido in addome non diede esito definitivo), la situazione clinica ha iniziato lentamente a peggiorare nei giorni seguenti.

Ansia e preoccupazione, alternate ad ottimismo e speranze ci hanno logorati per quasi 2 settimane.

Era un filino meno attiva, giorno dopo giorno,  ed il suo addome non accennava a sgonfiarsi nonostante i trattamenti drenanti che le davamo (tanta pipì ma nessun risultato)

Il Martedì 19 settembre  (ad ormai 10 giorni dalla prima visita che ci ha catapultati nel clima di “malattia”), visto che sembrava divenuta troppo sofferente, la sottoponiamo ad una centesi (un prelievo del liquido addominale) nella speranza di diminuire la pressione ed innescare una ripresa:

La misura è controversa perché ci sono opinioni e teorie contrastanti sull’opportunità del trattamento, ma quella sera Zoe sembra beneficiarne e si “Normalizza” nel comportamento passando una notte tranquilla riempiendoci di nuove speranze.

Invece il Giovedì sera (21 settembre) smette di mangiare con appetito rinunciando ad una buona parte della sua succulenta cena (BARF) di cui fino a quel giorno era stata ghiottissima.

Inizia a essere stanca ed a barcollare, fa fatica a sdraiarsi perché il suo addome sempre più gonfio le impedisce il movimento e certamente le da dolore.

Non vuole nemmeno piùsedersi: resta in piedi per 24 (è evidente che le fa male la pancia) ed anche il respiro è un po pesante.

Matteo, da bravo fratellone, capisce (come solo lui sapeva fare) che sostenendole le zampe posteriori la si poteva far metter giù, così imparammo ad aiutarla a riposare.

Ogni ora si alzava e faceva pipì.. e poi attendeva che l’aiutassimo a mettersi giù di nuovo nell’unica posizione in cui riusciva a stare: pancia a terra (cosa strana perché raramente assumeva quella posizione).

Venerdì non mangia nulla! Brutto segno!

In due giorni dimagrisce a vista d’occhio e l’addome continua a tendersi.

Il respiro si fa sempre più difficoltoso: evidentemente il versamento pleurico spinge come quello addominale.

Passo il Venerdì notte sveglio con lei, e spesso mi ritrovo a piangere cosciente della gravità della situazione abbandonando ormai il pensiero ottimista di una ripresa consapevole di non essere pronto a lasciarla andare.

Continuo a “dirle” che mi aveva promesso di restare con me ancora un po, cosi come che io le avevo promesso di essere sempre accanto a lei comunque, fino alla fine , ma che questa fine non doveva essere vicina.

L’incubo di separazione che mi tiene bloccato da tutta la sua vita prende forma, si palesa come imminente.

Venerdì notte, per almeno due volte, sembra svenire ed io crollo più volte disperato pensando di essere giunti al termine.

Non è ancora l’ora, evidentemente non ho ancora capito tutto quel che devo capire.

Lei mi guarda spessissimo e cerca in me il conforto.

ci scrutiamo negli occhi, ci amiamo, non sono sicuro di essere cosi bravo a darle sicurezza: lei capisce certo che sono dispiaciuto.

Mi legge nel cuore, lo sa e non posso fare nulla per rincuorarla, ma ci provo:

ho le lacrime ma sono li.

Ho la sensazione che questo le basti.

Forse lei sapeva che non potevo far di più, non credo mi chiedesse di fare qualcosa… era smarrita, ma accettava la sua condizione e voleva solo che le facessi compagnia: quello potevo fare, quello ho fatto!

Credo che lei da me sia aspettasse esattamente questo:

Quegli occhi limpidi chiedevano solo che io fossi li.

C’ero!

Ho la sensazione che apprezzasse anche che ogni tot le dessi le medicine, perché era evidente che in quel gesto c’era tutta la speranza e la volontà di aiutarla.

Intendiamoci, non amava essere “curata” ne credo sapesse cosa stavo facendo, ma forse leggeva il mio stato d’animo in quel gesto di cura, e quindi lo accettava di buon grado.

Sabato 23 settembre è un giorno infernale:

Tentiamo di darle omogeneizzati per farle recuperare delle proteine che sta prendendo dal suo corpo che si smagrisce ora dopo ora.

Sembra stareancora peggio; fatica a respirare.

Quel giorno le ho detto più volte ricambiando il suo sguardo innamorato: “Amore mio, ti voglio bene anch’io“.

Non importa se ha capito le parole, credo abbia percepito quello che intendevo.

La sera Chiara, da brava mammina, esattamente come faceva quando aveva 3 mesi, la coccola facendole i grattini alle orecchie e Zoe si addormenta …

Decido di dormire in camera di Anna alla quale suggerisco di andare a letto con Chiara in camera mia perche ormai Zoe restava sempre in una stanza, e siccome era andata in cucina, da li potevo vederla

In realtà non riesco a guardarla da lontano, per cui mi siedo di fianco a lei, per terra.

All’una di notte, ormai Domenica 24 settembre, torna Matteo.

Restiamo un po’ insieme con lei che era sempre sdraiata in cucina davanti alla ciotola d’acqua (unica cosa che continuava a cercare).

Poi resto solo con lei, seduto a terra, credo di aver dormito qualche minuto appoggiato al forno, con Zoe che poggiava sulle mie gambe suo muso elegante, tenendomi anche con la sua zampona!

Le faccio aria con un ventaglio

Ci parlo un po’, le dico: “Papino è qui con te!”

Qualche lacrimuccia mi scende… non so se sono pronto…

Alle 2.44 si alza va verso il giardino, ma fuori piove.. non esce… respira male

Si siede  crollando sulle sua gambe, la sorreggo

Sembra voler uscire..

Poi si irrigidisce e si volta verso di me, mi guarda.

L’abbraccio forte  e le dico: “amore mia, papa è qui con te!”..

Poi si rilassa e  attraversa il “ponte”

L’ho accompagnata fino all’ultimo secondo: Gliel’avevo promesso!

Piango forte.

Poi chiamo Matteo (che ancora non dormiva) e Chiara (mentre Anna resta in camera ), restiamo li a piangere un po tutti assieme, vicini al corpo di Zoe ormai esanime, ma finalmente rilassato.

Siamo quasi sollevati di non vederla più star male come nelle ultime ore.

La custodiamo e la mettiamo in un vecchio lenzuolo dove hanno dormito i suoi Fratelli umani da bambini, accendiamo un paio di candele, e degli incensi.

Decidiamo che l’avremmo messa in giardino allargando un’aiola su cui poi in primavera pianteremo una mimosa perché fiorisce a Marzo, che è il suo mese.

A questo punto temevo che sarei impazzito dal dolore.

“Quel cane” non era “un” cane… era per me qualcosa di più , non solo le volevo bene come ad una figlia ma realmente aveva rappresentato troppo per non soffrire della sua perdita, senza contare una quotidianità molto stretta che avrebbe certamente lasciato un segno.

Stranamente invece ho una sensazione di pace.

Certo non riesco a non commuovermi ogni volta che penso agli ultimi istanti (che sono ancora li, presenti, vividi, roventi) ma non sono disperato come temevo.

Cosa mi aveva fatto quell’Angelo focato in quel momento di passaggio oltre la vita?
Quale magia?

Si fa strada dentro di me, in quella notta quasi insonne trascorsa nella camera dove lei giaceva ormai senza più vita terrena, una sensazione, un sussurro di consapevolezza:

Dobbiamo vivere il momento, assaporarne la bellezza, comprenderlo, amarlo e poi lasciarlo scorrere lungo la corrente del fiume della vita, senza timore ne dolore, perché siamo su questa terra per imparare a nuotare in questo flusso incessante, cercando un equilibrio con quello che ci sta attorno, fino a quando ritorneremo, assieme a quel flusso che ci scorre attorno, al mare dove con molta probabilità ritroveremo tutto ciò che abbiamo attraversato nel nostro percorso.

Trattenere le cose ci farà solo soffrire e soprattutto non ci insegnerà nulla di ciò che serve per vivere: sopravvivremo al massimo in una continua frustrazione di impotenza e di terrore.

Ecco perché i cani spesso ci sono maestri in questo: loro vivono il presente fino in fondo e sono in grado di riequilibrarsi con il mondo con una scrollata.

Cavolo!

Quando Zoe ha chiuso il cerchio (e lo ha fatto guardandomi negli occhi) ha messo un tassello, l’ultimo, nel puzzle del suo insegnamento ed ho capito.
Mi si sono sciolte tutte paure che avevo accumulate nei suoi confronti: Avevo focalizzato la mia attenzione su cose senza importanza tralasciandone di preziose che erano la cosa più bella: Ogni singolo momento di empatia di compartecipazione e di “coscienza dell’attimo presente” mi si sono palesati come il senso della vita, l’unico motivo per cui siamo qui!

Distaccarsi dal possesso delle cose e del tempo assaporandone il divenire evolutivo.

Non sarò più lo stesso di prima dopo quella notte

Ho certamente avuto la fortuna di avere accanto un’anima canina eccezionale (Sfido chiunque a guardare il suo cane negli occhi e non vedere la sua anima brillare), ed ho avuto forse il “Merito” di legarci con una empatia fuori dal comune, non perché io fossi speciale, ma perché davvero volevo capirla e volevo che lei si sentisse un membro della famiglia, e questo mi ha portato ad instaurare con lei un rapporto di fiducia ed amore nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli etologici.

Una Magia, quasi una singolarità nella mia vita!

Nessuno che ci ha incontrati può negare quanto era intenso il nostro modo di “vederci”: si capiva da come ci guardavamo (e soprattutto da come Lei mi guardava)

Ora mi rimane tanta nostalgia, mi manca un pezzo che è rimasto attaccato a lei, non esiste un modo per avere indietro quella parte di me!

E’ il mio crescere.

Ho la certezza che le Anime non svaniscono, semplicemente trascendono, e si attendono per riunirsi.

Quindi SO che al termine del mio percorso la rivedrò con la sua coda roteante e la “testa ad uovo” con il balletto di gioia che faceva ogni sera che rientravo aspettandomi sul balcone.

Fino ad allora Zoe mi mancherà come l’aria che nella sua ultima ora le è mancata.

Ma la nostalgia, irrorata di lacrime, è la manifestazione tangibile dell’amore che rimane

Ciao Zazi!